Liutai

Luigi Mozzani (Faenza 1869-Rovereto 1943)

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Mozzani nasce a Faenza il 9 marzo 1869. Si avvicina alla musica da bambino come clarinettista grazie al barbiere presso il quale era apprendista. Dimostra subito grandi doti e nel 1890 viene ammesso al liceo musicale di Bologna come studente di oboe. Si fece però prestare una chitarra da un amico e cominciò a studiare questo strumento da autodidatta ma data la gossa padronanza l’anno dopo effettua tournè n Germania, Francia, Spagna e Algeria come solista di chitarra e oboe. Conseguito il diploma di oboe al liceo musicale di bologna (1892) comincia a girare il mondo come concertista, si stabilisce 2 anni a New York dove pubblica tre volumi di studi per chitarra, poi a Parigi nella quale conosce i più stimati solisti di chitarra del tempo e comincia ad interessarsi al mondo della liuteria e alla costruzione delle chitarre.

Nel 1906 vince il primo premio del concorso della rivista Il Plettro con una serenata che prenderà poi il nome di Feste Lariane e diventerà uno dei brani più celebri del Maestro faentino.

Al ritorno dalle prime fortunate tournè Mozzani si trasferisce in un primo momento a Bologna nella quale decide di iniziare la sua carriera di liutaio. I primi mandolini vengono costruiti su modello napoletano in collaborazione con due fratelli liutai siciliani.

Trovandosi a Cento in visita ad una famiglia di amici conosce la sua futura moglie (Alfonsina) e decide poi di trasferirsi qui definitivamente per collaborare con la fiorente scuola di liuteria centopievese che contava nomi di stimati liutai quali i Carletti e Orsolo Gotti.

Sono questi infatti i collaboratori del  suo primo laboratorio, Laboratorio Liuteria Luigi Mozzani oltre a molti apprendisti, alcuni dei quali diventeranno affermati liutai in età adulta (ricordiamo fra questi Claudio Gamberini, Mario Maccaferri,Colombarini, Primo Montanari ecc).

Data la grande richiesta di mercato di strumenti musicali in quel periodo Mozzani decide di ampliare il laboratorio che ora aveva bisogno di una organizzazione più industriale di più lavoranti e di più spazio, si trasferisce così in via Provenzali a Cento all’interno dei locali dell’ex orfanotrofio della Congregazione di carità trasformando la denominazione in Cantiere Officina e in Società Anonima Liuteria Centese fino al 1927 quando prenderà il nome di Scuola di Liuteria Italiana Luigi Mozzani..

A seguito di problemi economici nel 1929 la scuola fu trasferita a Bologna in via Castiglione 36/2 presso i locali dell’Istituto Aldini Valeriani. Interpellò in questo frangente alcuni suoi vecchi collaboratori che era stato costretto a licenziare qualche anno prima a causa del crollo delle richieste di strumenti musicali. Accettarono l’incarico di insegnanti Claudio Gamberini, Primo Montanari, Carlo Melloni e come assistente operaio Luigi Govoni. Il comune di Bologna si fece carico dell’alloggio dei 4 collaboratori assegnandogli una residenza in via dei Poeti, poco distante dalla nuova impresa che prese il nome di Liuteria Italiana Luigi Mozzani.

La scuola di via Castiglione fu attiva dal 1929/30 al 1934/35 ma a seguito di problemi economici ed amministrativi chiuse i battenti.

Mozzani si trasferì così in via Barberia 12 sempre a Bologna, con un laboratorio tutto suo nel quale si avvalse comunque della collaborazione di Gamberini, suo miglior allievo da sempre, che nel frattempo continuava l’attività di liutaio in proprio. E’ in questo laboratorio che furono prodotti i migliori strumenti della liuteria Mozzani, ed è qui che avvennero gli incontri col grande chitarrista e amico Andres Segovia.

L’attività liutaria procedeva bene nel capoluogo emiliano ma il sogno di istituire una scuola italiana di liuteria, realizzato fin qui sono in parte, non mollava Luigi Mozzani che era sempre alla ricerca di qualche istutuzione pronta ad aiutarlo in questo progetto. Trovò così un accordo con la città di Rovereto in provincia di Trento e nel 1940/41 vi si trasferì. Questa volta Gamberini non lo seguì a causa di motivi familiari, la scuola venne aperta in collaborazione con la moglie Alfonsina e il suo allievo bolognese Rino Federici. Anche questa volta l’esperienza ebbe vita breve ma purtroppo a causa della scomparsa del Maestro nell’agosto del 1943.

 

 

Claudio Gamberini (Pieve di Cento 1895-Bologna 1965)

 

Nasce a  Pieve di Cento il 5 luglio 1895 da Bruno Gamberini e Maria Cavicchi. Inizia a lavorare molto giovane, nel 1908, come apprendista nel Laboratorio Liuteria Luigi Mozzani di via Gennari a Cento, appena costituito dal Maestro faentino e apprende tutte le tecniche costruttive degli strumenti prodotti in quel periodo dai laboratori. La sua passione e abilità lo portano velocemente a progredire nelle mansioni della scuola/laboratorio. Nel 1915 viene nominato operaio istruttore col compito di seguire gli altri ragazzi appena arrivati nella costruzione degli strumenti. Il laboratorio nel frattempo si era spostato in via Provenzali sempre a Cento. Nel 1920 Mozzani, a causa della crisi economica e al calo di vendite dovette ridurre il personale del laboratorio, l’attività liutaria di Gamberini però proseguì e creò assieme ad altri lavoranti la Cooperativa centopievese ‘Gamberini Claudio e comp.’

Questa società andò avanti tra alti e bassi fino al ’23, infatti pur rimanendo la liuteria l’attività principale a causa del poco lavoro si dovettero adattare anche al restauro e costruzioni di falegnameria.

La collaborazione con Mozzani ricomincia nel 1927 quando viene richiamato come istruttore nel laboratorio/scuola a Cento. Negli anni successivi il laboratorio ha un trasferimento dalla cittadina ferrarese a Bologna. Gamberini viene assunto dal comune come falegname e gli viene assegnata una casa in via dei Poeti n°6 nella quale si stanzierà il suo laboratorio fino alla sua scomparsa. Nel frattempo  il Maestro Gamberini è già un liutaio provetto e negli anni ’35-’40 collabora al pari con Mozzani presso i laboratori di via Barberia a Bologna. 

Quando il suo maestro decide di spostare la propria attività a Rovereto, Gamberini sceglie di rimanere a Bologna per motivi familiari e qui prosegue la sua opera di liutaio ormai affermato.

La guerra porterà l’intera famiglia a Pieve di Cento come sfollati ma questo non gli impedirà di continuare la sua attività liutaria.

Finita la guerra la famiglia Gamberini si ristabilisce a Bologna in via De’ Poeti dove Claudio porterà avanti il lavoro di liuteria fino alla morte avvenuta nel 1965.

 


 

Mario Maccaferri: (Cento 1900-New York 1993).

 

Nato a Cento il 20 maggio 1900, fu, assieme a Gamberini uno dei primi allievi del laboratorio di Mozzani e come Gamberini fu uno dei più stimati liutai ad uscire dai laboratori di via Gennari. Entra nel laboratorio all’età di 11 anni nel quale impara a costruire tutti i tipi di strumenti a plettro e ad arco, all’età di 16 anni comincia a frequentare il conservatorio di Siena nel quale approfondisce lo studio della chitarra iniziato col M° Mozzani, in seguito avrà anche fama di concertista con concerti in giro per l’Europa. Nel 1923 lascia i laboratori Mozzani per aprire un proprio laboratorio di liuteria, sempre a Cento, nel quale costruisce violini, mandolini e svariati modelli di chitarra. Questa attività rimarrà aperta fino al 1927 quando nell’agosto decide di trasferirsi a Parigi per raggiungere uno zio che commerciava fisarmoniche. Da li, durante una tournè in Inghilterra, decise di trasferirsi a Londra nella quale cominciò a costruire un modello nuovo di chitarra poi perfezionato fino ad arrivare al modello Selmer-Maccaferri che tutti conosciamo in quanto usato dal grande chitarrista Reinhardt. La collaborazione con la ditta francese continuò fino al 1933 anno in cui ci furono dissidi contrattuali tra il liutaio e la Selmer. In questo frangente l’attività liutaria ebbe una battuta d’arresto per lasciare spazio alla produzione di ance, nel 1939 a causa dell’imminente guerra fu costretto ad emigrare a New York dove continuò l’attività imprenditoriale puntando sulla produzione di oggetti in plastica di ogni genere ed uso, dalle mollette per il bucato agli strumenti (ance, ukulele e addirittura violini). Fino alla fine dei suoi giorni Mario Maccaferri portò avanti l’attività di imprenditore anche se coltivò sempre, se pur in privato, la passione per la liuteria. Muore a New York il 16 aprile 1993.

Aldilà dell’attività liutaria, che se pur florida e importante interessò solamente la prima parte della sua vita, si può dire che quello che imparò e mise in pratica dagli insegnamenti di Mozzani fu proprio la messa in opera dell’intelletto e dell’ingegno per trovare nuove soluzioni per gli strumenti. Caratteristica che distinse sicuramente tutta la carriera del suo maestro.

 

Gabriele Pandini: (Ferrara 1942). Attualmente uno dei liutai più stimati specializzato in strumenti a plettro. Ad oggi costruisce mandolini in stile napoletano ma all'inizio della sua carriera fu un continuatore della scuola emiliana. Il merito che ha avuto è stato quello di innovare la concezione degli strumenti di scuola bolognese che i liutai precedenti avevano solo riprodotto sui modelli Mozzani quindi utili principalmente in orchestra. Pandini ha innovato sia le forme sia concezione dello strumento stringendo il capotasto per una migliore maneggevolezza (i Mozzani avevano un capotasto di 30, Pandini li sostituisce con capotasti di qualche millimetro in meno), mette la tastiera da concerto (almeno 27 tasti) ecc. La sua carriera comincia quasi per caso dalla metà degli anni settanta quando entra in contatto con l'Orchestra a plettro Gino Neri, sollecitato da un componente anziano che conosceva la sua passione per i lavori di falegnameria, comincia ad aggiustare gli strumenti di proprietà della scuola dell'orchestra. Appassionandosi comincia ad informarsi e a studiare il modo per costruire strumenti a plettro in stile Bolognese (Mozzani collaborò a lungo col M°Gino Neri per trovare il suono ideale dell'orchetra) inizialmente riproducendone lo stesso stile poi via via modificandoe e aggiungendo particolari ed elaborando forme proprie nel solco della tradizione liutaria di plettri emiliana. E' stata una passione (lui stesso, pur essendo uno dei migliori liutai italiani, si definisce un pensionato statale) che è cresciuta sempre di più e che lo ha portato a costruire gli strumenti per i migliori concertisti italiani e non solo. Il segreto della buona riuscita degli strumenti, a detta sua, è stato il lavorare a fianco dei migliori e ascoltarne i consigli per poter migliorare sempre, con grande passione e umiltà

E' Natale ed è d'obbligo una ricetta tipicamente natalizia

 

Panone bolognese


Ingredienti

400 gr di farin

2 dl di latte

50 gr di burro

90 gr di zucchero

1 uovo

100 gr di uva sultanina

40 gr di mandorle

20 gr fichi secchi

30 gr di cioccolata fondente a pezzetti

20 gr di cacao puro

350 gr di mostarda bolognese

1 bicchiere di vino

scorza di arancio a pezzetti

100 gr di macedonia di canditi


Sminuzzare le mandorle, i fichi e fate rinvenire l'uva sultanina. Tagliare a quadrettii canditi, miscelare la farina con il lievito e sciogliere il burro. Impastare molto bene tutti gli ingredienti insieme, trattenendo a parte alcune mandorle e un poco di canditi e versare in uno stampo per dolci, decorare con le mandorle e i canditi rimasti

 


 

cuocere in forno a 200° per circa 1 ora

 

N.B. Il panone è un dolce che va consumato lontano dalla sua produzione, è consigliabile farlo anche qualche settimana prima di Natale.

 

Buon Appetito!